Annali del Lazio Meridionale

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Presentazione

Il varo di una nuova rivista storica, pur con ambizioni limitate all’indagine su un territorio circoscritto, risponde oggi a un bisogno e a delle finalità.

Il bisogno è quello di sempre, quello che da sempre ci costringe a uscire dal breve ambito individuale per fornire un contributo alla collettività, all’evoluzione positiva della società, della cultura, delle mentalità. Intendendo per evoluzione positiva tutto quanto favorisce la pace, la giustizia, la solidarietà e la civile accettazione fra persone, popoli e culture. Al di là dunque di ogni ideologia. O – se si vuole – all’interno di ogni ideologia, di ogni orientamento.

Quanto alle finalità, esse sono in buona sostanza interne a quel bisogno, ma anche specifiche del lavoro di ricerca storica. E le possiamo così sintetizzare:

  • contribuire alla ricerca storica e al dibattito storiografico, in particolare sulla storia locale, che peraltro ci appare profondamente legata alla storia nazionale e generale, come si preciserà più avanti. Organizzare, collateralmente all’attività editoriale, convegni di studio e attività di documentazione e ricerca, corsi di aggiornamento, etc., anche in collaborazione con Enti e associazioni;
  • approfondire e coordinare, presentare, diffondere le ricerche che sparsamente si conducono da parte dei cultori di storia;
  • contribuire ad elevare il livello della discussione anche politica, ritrovando nelle problematiche emergenti gli ancoraggi storici, fornendo alla gente e agli operatori culturali-sociali-politici (amministratori, insegnanti, dirigenti, etc.) i giusti orientamenti, i corretti supporti informativi, arricchendo le opportunità conoscitive di tutti;
  • contribuire a formare nella gente e negli operatori stessi una mentalità e un habitus storicistico e relativistico, dunque aperti ad ogni apporto valido; capaci di operare alla corretta conoscenza dei valori e degli orientamenti dei gruppi e dei popoli.

Il perseguimento di tali finalità deve essere costantemente tenuto presente, se non si vuole semplicemente realizzare uno spazio, l’ennesimo spazio, per ospitare alla rinfusa studi e ricerche sul territorio.

Quanto alle metodologie, la rivista non si può oggi caratterizzare di un indirizzo particolare: intanto perché lo stesso assunto originario (le finalità di cui sopra) non lo richiede, e anzi lo esclude, se la rivista stessa deve in essenza contribuire ad una discussione aperta, elevata, concreta, coraggiosa; e poi perché – meno male – è di recente rientrato nello statuto episte- mologico stesso della ricerca storica il fondamento olistico (pur nella ricerca locale e nella prospettiva di microstoria), la vocazione universalistica tanto nei confronti degli ambiti e contenuti quanto nei confronti delle metodologie della ricerca.

Cosicché – per esemplificare un momento il discorso – non pare più giustificato lo steccato (ancora operante fino a qualche lustro fa), fra storia ed antropologia, fra storia e sociologia, fra storia e quelle che un tempo venivano chiamate le scienze ausiliarie. È assurdo dunque consegnare agli storici, perché ‘storicizzino’, l’analisi antropologica e/o sociologica della vita e attività di un operaio della Fiat o di una famiglia contadina della Piana di Fondi e Monte S. Biagio, o la vita quotidiana degli Indiani d’America urbanizzati. Quei soggetti sono tutti già storici. E quindi l’antropologo e il sociologo devono scegliere – lo dicevano studiosi quali Maitland e Evans-Prítchard – se farsi storici o annullarsi.

Poche parole anche per chiarire l’ambito territoriale e contenutistico che la rivista si impone. Il primo solo apparentemente limitato al Lazio meridionale pontino e ciociaro; il secondo invece senza confini, in quanto si intende estendere l’indagine in lungo e in largo tanto nella diacronia che nella sincronia.

È ancora utile chiarire che l’ambito territoriale è delimitato ‘solo apparentemente’ non solo perché il territorio stesso è storicamente e antropologicamente legato alle regioni limitrofe, e proiettato in una prospettiva addirittura mediterranea, ma soprattutto perché concepiamo la storia locale come storia tout court,

a- perché avvalentesi delle metodologie della ricerca storica generale e

b- perché ogni storia locale è anche storia generale: sia perché ogni ambito per quanto ristretto è oggi sempre più microcosmo, sia perché in qualche modo da quella influenzata. Così, ad esempio, il discorso sul 1799 in terra pontina, o anche in una sola delle sue città, deve necessariamente fare i conti con la generale vicenda della calata delle armate francesi nel Regno di Napoli e col sorgere della Repubblica partenopea.

La rivista avrà cadenza semestrale; ogni numero svolgerà tematiche per quanto possibile monografiche o comunque legate da unico filo conduttore. L’unitarietà sostanziale, l’immagine che essa avrà – dopo il discorso pluralistico e sostanzialmente eclettico che si è fatto – dipenderà tutto dal ruolo che saprà svolgere il Comitato di redazione, dalla capacità che saprà esprimere di penetrare ed incidere nella realtà culturale e politica generale e del territorio.

Accanto ai saggi, saranno curate le rubriche sulla didattica della storia, visita agli archivi, segnalazioni e recensioni librarie, report su convegni, ristampe, etc.

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